Rise of the Young Guns

Rise of the Young Guns

Inferno, Purgatorio e Paradiso

Right Underneath my Skin

 

 

Aveva ragione il buon vecchio Albert Einstein quando asseriva :  “E’ più facile scindere un atomo che un pregiudizio”. Niente di più vero in questa affermazione, specialmente se contestualizzata in un’epoca come la nostra.

Ebbene sì: benché il cammino evolutivo dell’uomo abbia percorso la bellezza di 2012 anni, ci troviamo – ancora!-  ad avere a che fare con alcuni tabù che difficilmente tenderanno a svanire. A cosa mi riferisco? Oltre al tema caldo e sempre più ricorrente dell’omosessualità dilagante, è impossibile non menzionare i pregiudizi , fondati o non, che vertono attorno alla cosiddetta categoria sociale dei “tatuati” ( della quale, posso considerarmi membra onoraria, se non parte integrante).

Quella del tatuaggio, ormai, sta diventando una vera e propria moda che coinvolge tutti, senza, o quasi, limiti di età, sesso e religione ( ove è consentito). Il mondo vip è un po’ il porta bandiera di questo trend; dando una rapida occhiata ai rotocalchi dei migliori giornali di scoop e cronaca rosa è impossibile non notare la loro presenza indiscussa, sui punti più disparati e impensati, dell’epidermide dei più celebri attori, cantanti, produttori, imprenditori.. Eppure, c’è ancora una porzione della nostra società che disdegna e denigra questa pratica, mi riferisco alla categoria, perché di categoria si tratta, dei datori di lavoro. La loro considerazione circa i tatuaggi è pressoché pessima; il loro giudizio al riguardo è rimasto bloccato a quando i tatuaggi erano una prerogativa dei galeotti o ex avanzi di galera. La loro concezione ruota attorno all’analogia: Tatuato = poco di buono; tendenzialmente sono propensi, in caso di un ipotetico colloquio lavorativo, a non assumere il suddetto soggetto, solo perché “marchiato” da un tatuaggio a vita, la cui presenza potrebbe mettere in cattiva luce, e fare dunque sfigurare, la sua attività. Ebbene, la domanda mi sorge spontanea: perché ancora oggi, in un paese come il nostro, vige ancora questa mentalità retrograda? Non trovo risposta a questo quesito, e spesso questo argomento mi porta a scontrarmi ideologicamente con soggetti - mio padre in primis- che schifano i tatuati neanche fossero dei lebbrosi.
Credo che i motivi per i quali un individuo debba provare ribrezzo, o comunque vergogna,nei confronti di un altro sono ben differenti; siamo rappresentati politicamente da una categoria che, benché tenda ostentatamente a farsi portavoce di valori morali solenni, è la prima a compiere atti deplorevoli. A cosa faccio riferimento? Al ‘bunga bunga’ berlusconiano, agli innumerevoli festini a base di cocaina e prostitute, agli incommensurabili casi di corruzione e chi più ne ha, più ne metta. Sapete cosa significa questo? Che l’apparenza, spesso , inganna, ma soprattutto che l’abito non fa il monaco. Diversamente da quanto possa sembrare, la mia non è una frase fatta, rappresenta – secondo il mio punto di vista e nel mio caso, avendo io ben 10 tatuaggi sparsi in tutto il corpo- una realtà certa. Conosco miriadi di persone che hanno almeno un tatuaggio  e nessuno di loro è di certo un cattivo esempio. Ciascuno ha tatuato addosso i motivi, i disegni, le immagini e i simboli più disparati, legati ad un ricordo oppure semplicemente scelti seguendo un proprio gusto estetico, una moda.
Quella del tatuaggio è una pratica antichissima, risalente a ben 5000 anni quando  a farsi incidere i primi segni sul corpo  furono i sacerdoti egizi. Da quel momento questa pratica si è sempre più diffusa nelle culture orientali, sempre secondo canoni religiosi, sino ad arrivare ad imporsi in Occidente grazie alla cultura romana, che inizialmente era restia a questo tipo di usanza, ma che in seguito, in epoca medievale, più precisamente in occasione delle crociate, ebbe sempre più diffusione nella nostra cultura.

Il tatuaggio è un’arte e –a mio parere- in quanto tale va rispettata. 

 

Before the day is done

 

 

Qualcuno ha detto che l’amore è impetuoso, coraggioso, rumoroso.
E’ un urlo dirompente dalle profondità del mondo, che risuonerà fino alla fine dell’universo, fino a che l’ultimo bambino non intonerà il suo vagito.
C’è chi ha un amore a distanza, chi lo ha fatto scadere nell’abitudine; chi non lo ha mai provato; chi ha solo lasciato, chi è sempre stato mollato; chi lo prova solo per i figli, chi solo per se stesso.
E quella che noi chiamiamo amicizia? In greco era “philia”, era a tutti gli effetti una forma dell’amare. Noi lo viviamo come una forma annacquata d’amore, un gradino più basso rispetto a quello che si prova per il proprio coniuge. Ci dimentichiamo degli amici, per correre appresso a una sottana; non esistono forse più le amiche quando ci sentiamo protette nell’abbraccio caldo del nostro ragazzo? Scompaiono, forse, una volta che lui stende il suo braccio possente e villoso sulle nostre spalle, quasi che il calore della sua pelle possa far evaporare i pensieri?
C’era una poesiola molto popolare, che circolava nei diari delle medie ai miei tempi: diceva che le amiche sono come le stelle; anche se non le vedi, ci sono sempre.
E per quanto logora ed abusata possa essere questa frase, non è tanto lontana dalla realtà. Ci sono stelle che esplodono: diventano talmente accecanti che fanno smarrire anche noi stessi, supernovae magnifiche, a volte effimere, che si dissolvono in pochi mesi; ci sono le amiche che implodono su se stesse, buchi neri che risucchiano nel loro mondo.
Chissà com’era il cielo delle stelle fisse di Dante, se le sue stelle avevano nomi di donna, se erano belle, se erano talmente forti da non scomparire neanche col passare delle stagioni dalla volta celeste.
Le mie lo sono.
I loro nomi significano “Gioiosa” e “Franca”. Una nobildonna solare e caritatevole ed un’impiegabile generalessa d’un regno d’oltralpe.
Bellissime.
La “Gioiosa” è d’una dolcezza ineffabile, impalpabile perfino nella figura, tanto è magra; minuta e coi capelli cortissimi, ha i movimenti morbidi e lenti, più simili a quelli di una matrona che a quelli di una volpe snella, cui somiglia per lineamenti, salvo poi sorprenderla a mangiarsi le dita per l’ansia, piccola e angustiata.
La “Franca” onora il suo nome grazie alla sincerità disarmante con cui sputa quello che pensa in faccia all’interlocutore: non teme lo scontro, anzi spesso lo cerca. Dondola quando cammina, alternando un fianco con l’altro alla ricerca dell’equilibrio, quei fianchi come una statuetta votiva donata alla dea della fertilità.
Eppure non le ho mai viste piangere: hanno l’indole di una nobile e la tempra di guerriere.

Quasi te le figuri in un massacro truculento a vibrare fendenti ed esclamare: “Queste macchie si stanno incrostando sulla mia maglietta preferita!”. E con la passione per l’equitazione di cui so la “Franca” è intrisa, ecco io già mi immagino un simulacro, dentro di lei, coi suoi lineamenti, la sua figura voluttuosa, i vestiti da amazzone, ad urlare << Carica! >>.
Ruggiscono dentro di loro gli spirti guerrier, ruggiscono per l’ingiustizia, per l’ipocrisia, per l’avarizia, ruggiscono quando una di noi viene ferita e subito le altre due incrociano le lance sulla terza.
E nonostante la loro improvvisa aggressività nei confronti dell’invasore, possono mostrare un’indole straziantemente materna e una freschezza comportamentale che solo la loro giovane età può spiegare. La “Franca” è in grado di perdere un libro di testo dieci giorni prima dell’esame, la “Gioiosa” riparte dal luogo di villeggiatura per tornare a casa a vedersi la partita… ma incontra il traffico del rientro e alla fine la partita non se la vede lo stesso.
La “Franca” manca di delicatezza, ha una frusta per lingua, un cannone per ano, è un metro e sessanta imbottito d’acciaio nanico, temprato nel fuoco di un vulcano e qualche volta ti viene voglia di prenderla a calci per come è indelicata, salvo poi ricordarti che potresti farti più male tu. Eppure riesce a empatizzare il tuo dolore, quando è profondo, e sa carezzarti come nessuna mano di fata potrebbe, nessuna Titania.
La “Gioiosa” talvolta si lascia abbattere: la vedi accasciarsi, svuotata, si rannicchia in un angoletto dicendo “Non ce la farò” e il giorno dopo la vedi tornare splendente come Sirio, più potente dell’Imperatrice Teodora.
Se arriva lo tsunami, loro sono frangiflutti; se il vulcano erutta, loro sono pioggia; se il lupo morde, loro sono il cacciatore. Sempiterne, ho il sospetto che siano inaffondabili.
Avete mai provato la sensazione di eternità, mentre guardavate le Alpi o gli Appennini, mentre avete avuto la fortuna di guardare il mare in tempesta dal faro, mentre contavate le fronde di una quercia secolare?
Avete sentito l’urlo della Forza, di Fortitudo, quando il sublime vi ha travolto?
Io vi dico che in loro urla con la potenza di un uragano, con la dolcezza di un soffio di zefiro, con la freschezza impetuosa di una tramontana.

 

Chiamasi periodo esami @.@

 

Le studentesse in periodo esami si riconoscono dall'incuria in cui verte il loro aspetto fisico: in questo caso la pulzella non ha avuto il tempo di truccarsi, di lavarsi i capelli (per cui legati), ma ha puntato tutta la propria seduttività sulle mani.
Certo.

 

Studentessa in pieno rituale propiziatorio.

Tutto ciò per dirvi che stiamo trascurando fortemente il blog per pura mancanza di tempo (e di voglia, almeno un po'). Però non è mai detto: dai periodi più affollati, uno può sempre rimediare qualcosa da scrivere nel proprio blog.
Approfondiamo questo mondo:
La migliore amica in assoluto della studentessa sotto esami è una sostanza vischiosa, di sapore dolciastro e consistenza densa che deriva dal latino Nutella-Nutellae.

C'è chi se la inietta direttamente in endovena. Chi la polverizza e poi la sniffa. La maggior parte delle persone predilige, tuttavia, un'assunzione per via orale.

E' la sostanza che meglio riesce a fornire energia e zuccheri per periodi di così intenso sforzo mentale. E si può usare per qualsivoglia ricetta! Dalla torta, alla pizza, alla fetta biscottata la mattina, alla fetta di pane. Ma esistono usi e consumi che varrebbe la pena di approfondire.

Pappa
1) Prendete un bel vaso di yogurt greco Total Fage. 2) Prendete un barattolo di Nutella. 3) Mischiate in un unico contenitore questi due ingredienti a piacimento. 4) Gustate l'apoteosi finale.

Banana Split
1)Prendete una banana. 2) Tagliatela a metà. 3) Prendete il barattolo Nutellae. 4) Spalmate abbondantemente.

Cocco-pavesinum-nutellae
1) Due pavesini. 2) Una lastra di Nutella in mezzo. 3) Immergete nella farina di cocco, magari dopo averli affogati nel Marsala.

Ma esiste un secondo ingrediente per il successo universitario. Ed è il coffea, distinto in arabica, liberica, canephora.

Sentite il profumo? Sentite l'aroma amaro? Il soave nettare degli dèi è lì, pronto per aprire le vostre menti e accompagnarvi nella lunga ascesa studentesca.

Il Caffè è stato un periodico italiano, pubblicato dal giugno 1764 al maggio 1766. Nacque a Milano ad opera di Pietro Ve... oddio, ho sbagliato pagina di Wikipedia, scusate. Beh, che non lo sapete che il 40% degli studenti universitari prepara gli esami su Wikipedia? 'Gnurant!
Dicevo...
Quel che più conta del caffé, per gli studenti, è che sveglia, fa acquisire maggiori capacità di concentrazione ed è facile da preparare. Per un effetto ancora più potente, esiste il Caffé dello Studente: nulla di eccezionale, signori, semplicemente preparate un caffè, lo versate in un contenitore; svuotate la moca; riempite il serbatoio non con acqua, bensì con lo stesso caffè che avete appena preparato; mettete altro macinato nel filtro; mettete sul fuoco. Quando uscirà avrete un caffé-bomba. Astenersi persone col colon irritabile.

Calamเtaร |-|ยmanเ Gєnєrเร

 

Non bastasse tutto quello sfacelo a rendere il cuore di Elizabeth pesante e doloroso, quasi che il fatto che esso battesse ancora fosse sufficiente a farla sentire in colpa, trovarono il cadavere di una bambina, che non avrà avuto più di sei anni. 

Tre cose colpirono la lady in rapida successione.
Primo, la serenità con cui la pargola si era abbandonata all’oblio: le labbra erano incurvate in un sorriso mesto, contornate dalle cicatrici che le pustole avevano lasciato, segni evidenti dei bubboni che avevano cosparso quell’altrimenti levigata epidermide; allo stesso modo il morbo aveva deturpato le mani, le braccia e la fronte di Elizabeth e per quel particolare si sentì accomunata all'infante.
Secondo, forse l'aspetto più doloroso di tutti, l’attaccamento quasi materno per il quale la bimba, negli ultimi istanti, si era stretta al petto una bambola di pezza, rattoppata e poco pulita, simile più a qualche Madonna col bambino, che ad una giovanissima vittima della peste.
Terzo, la sua bellezza, che per quanto potesse essere stata violata dalla ferocia del virus, non poteva essere oppressa del tutto da alcuna forza maggiore, perfino in un frangente come quello: era pelle bianca, cianotica, erano labbra rosse, erano ciglia lunghe e nere, era un nasino all’insù quello che vedeva Elizabeth, e ciò le fece ancora più male, ancor più tremare i polsi.
Ignorando qualsiasi forma di prevenzione dal contagio, la lady poggiò le proprie falangi da soldato (mani dalle dita callose, lunghe, con il mignolo rattrappito dai pugni menati su innumerevoli volti) sulla guancia butterata della povera creatura, carezzandola come se fosse sua figlia. Nessuno osò dire nulla. Forse perfino Shannon la succube aveva taciuto, nel limbo della testa di Honey, senza trovare nulla da dire (o da ridire) per il gesto che aveva appena messo a repentaglio tutti loro. Nessuno ha il cuore di osservare la morte su un bambino rimanendo impassibile. Nessuno. Nemmeno il diavolo.
Si volsero a nord, sullo spiazzo poco lontano dal ponte, ancora in piedi. Forse gli ammorbati contaminatori erano passati proprio da lì. Chi lo sapeva? Chi lo avrebbe mai saputo?
Si diressero verso il portale, senza proferire parola. Entrarono nell’arcata di pietre, solida come le fondamenta di Ancaria. Infine si trasportarono nei Campi di Urkuk, invasi dai morti senza pace, eppure più vivi del luogo da cui erano appena dipartiti.

 

Whoopies di cioccolato

Un piccolo dolcetto di origine USA, una tortina/biscotto farcita per portare un po' di dolcezza nella merenda


Ingredienti:
Per la pasta:
40 g di cacao amaro
85 g di zucchero di canna
125 gr di farina
1 cucchiaino di lievito in polvere
1 pizzico di sale
55 g di burro
1 uovo sbattuto
Estratto di vaniglia
130 ml di latte 
50 gr di burro
150 gr di formaggio cremoso spalmabile
150 gr di zucchero a velo
Qualche goccia di estratto di vaniglia

 

Sbattete il burro con lo zucchero fino a ottenere una crema.

Poi aggiungere l'uovo e continuare sbattere fino ad integrarlo.

Unire gli ingredienti secchi: la, farina, il lievito, il sale e il cacao settaciati alternandoli con il latte. 

Imburrare una teglia e con l'aiuto di un sac a poche o un cucchiaio formare dei dischi distanziati tra loro con l'impasto.  Schiacciarli leggermente con le dita bagnate.

Cuocere in forno forno medio caldo, 170 gradi per 15 minti circa, sino a che toccandole con le dita risultino consistenti ma non secchi. Mescolare il burro a temperatura ambiente con il formaggio.

Aggiungere lo zucchero a velo, l'estratto di vaniglia e mescolare bene.

Spalmare la crema su un biscotto e coprire con un secondo biscotto. 

Mettere in frigo per qualche minuto e poi servire. 

 

PETALI DI ROSA CARAMELLATI

 

INGRDIENTI per 4 persone.

-peteli di 8 rose rosa che sono le più morbide ma anche le rosse vanno bene

-200g di zucchero

Staccare con cura i petali dallo stelo assiurandosi che non si spezzino,dopodichè lavarle sotto l'acqua per bene e poggiarle su dello scottex.

Poi spolverarli con lo zucchero su entrambi i lati e metterli nel forno per 10 minuti a 200°.

 

Francesca

 

VERDURE GRATINATE AL FORNO

ingredienti per 4 persone:

4 ZUCCHINE
Pangrattato q.b.  /  Polenta q.b (per celiaci)
parmigiano q.b.
pepe q.b.
olio per bagnare la carta forno


Prendete la carta forno, e bagnatela di olio. Dopo di che tagliate a rondelle le zucchine e disponetele sulla carta da forno una rondella affianco a l'altra.

Mettete uno strato di parmigiano non troppo spesso e poi un ulteriore strato di pangrattato o polenta, quel tanto che basta per coprirlo in maniera uniforme, lasciando sempre intravedere le zucchine.

prendete un po di olio, e bagnate ancora leggermente le zucchine. Prendete sale e pepe e condite a piacere.

Mettere in forno a 180° fino a quando le vostre verdure non saranno colorate :D


La stessa ricetta può essere fatta con i peperoni, e vi assicuro che è davvero un pasto meraviglioso! Provate!

Francesca

Grano Cotto

Benvenuti nella mia fucina!
Premetto subito che io sono più brava a mangiare che a cucinare, ma questa ricetta è veloce veloce e facile da fare perfino per una minorata come me. 

E' un piatto molto saporito consigliato a chi vuole far schiattare all'istante qualche "amica" celiaca che vi ha fatto qualche sgarro. Può diventare un'arma molto potente a seconda dei dosaggi di certi ingredienti.
Detto questo, buon appetito!

 


Ingredienti:

- grano cotto   (ma dai?)
- pancetta affumicata (a listarelle o a cubetti, non importa)
- olio d'oliva
- aglio o cipolla (o tutt'e due, se avete ospiti a casa che vi stanno antipatici e a cui potete alitare impunemente in faccia :D)
- pomodorini (ciliegini o perini)
- sale
- peperoncino

Preparazione


Scaldate l'olio in padella e fate soffriggere la cipolla (o l'aglio o entrambi) tritata, facendola appassire. Aggiungete la pancetta, il peperoncino (a pezzetti, se non volete che uno dei vostri commensali si tramuti in un drago); tagliate a metà i pomodorini e aggiungete al soffritto.
Quando anche il liquido dei pomodorini si sarà ritirato, aggiungete il grano cotto e mescolate fino a cottura conclusa: seguite l'indicazione del barattolo, ma di solito non ci vogliono più di quattro minuti: due per renderlo commestibile, gli altri due per farlo mantecare.

 

|_e††era ad un ムmore mai 刀a†o

“Caro, è ora di chiarire un paio di cosette. Probabilmente non capirai nemmeno la metà delle parole contenute in questo relativamente breve e poco sano addio virtuale. Non è colpa mia se amo scrivere in una prosa ampia e arzigogolata.
Mi dispiace. Non riesco a gestire un uomo come te. Uomo poi. Ah. Bella battuta.
Sono possessiva, gelosa, invasiva. Dividere un compagno con un’altra è qualcosa che va oltre le mie capacità.
Un uomo con così tanti problemi da non potermi chiamare, da non trovare mai un briciolo del suo tempo da dedicarmi… non fa per me.
E devo essere sincera: mi sei venuto a noia. La costanza di un ragazzo senza preoccupazioni non potrai mai darmela. Sei un vecchio. Un vecchio con problemi di cui non mi hai mai parlato e che mai mi chiarirai. Non so assolutamente nulla di te, della tua vita passata o presente. Sei un estraneo. Bellissimo, ma un estraneo.
Bellissimo. Passionale. Violento, talvolta. Insomma, la perfetta macchina del sesso, fatta apposta per me. Io agogno uomini del genere. La tua impetuosità mi eccita come poche altre cose al mondo. Ed è proprio questo il problema: sento di stare andando troppo in là. Ho superato ormai da tempo la fase da “botta e via”, che a me piacerebbe molto riacquisire. Sono ormai nella fase dell’infatuazione. E’ una fase pericolosa. E’ il momento in cui l’individuo fa’ le pazzie più allucinanti. Non posso permettermelo. Non posso permettermi di inseguire un uomo già promesso sposo, esserne l’amante e meditare omicidi.
Non posso.
E’ superbo e sciocco sia per me che per te.
Per te sarebbe anche più pericoloso.
Lo sarebbe perché io voglio te molto più di quanto tu voglia me.
E’ palese.
Non te ne faccio un rimprovero.
Mica uno si infoia a comando!
Non desidero che tu mi renda favori sessuali di cui non hai voglia e per cui non ha tempo.
Vai per la tua strada. Io andrò per la mia.
Non mi contattare.
Non mi cercare.
Ti prego.
Se proprio lo devi fare, non illudermi di mirabolanti ore di fuoco e passione senza mai concedermele realmente.
Me ne rammarico. Sono sicura che appena ti invierò questa mail me ne pentirò amaramente. Appena il mio mouse avrà cliccato su “Send” e la mail verrà recapitata nella tua casella di posta… Dio, come ti vorrò. Come vorrò riprenderti. Come vorrò non aver mai inviato questo commiato.
Non immagini neanche lontanamente quanto ti desidero.
Non conosci nemmeno alla lontana le perverse fantasie che mi colgono quando penso alle tue labbra, alle tue braccia, alla tua lingua.
Ma va fatto.
Ti devo rendere chiaro cosa non va bene.
E’ il mio lavoro.
Lo sento. Per te sono meno di una amante. L’amante si cerca, si brama, si desidera con tale trasporto e calore che i battiti cardiaci accelerano impetuosi senza che la volontà cerebrale possa fare alcunché. Io non sono la tua amante. Tu non mi cerchi, né mi brami, né mi desideri.
Sono un diversivo.
L’alternativa ad un soleggiato e tedioso meriggio di nullafacenza.
Sono come la playstation: se non c’è nulla da fare, ci sono io.
Per me questo è inaccettabile.
So che hai dato il massimo. So che sei impegnato (anzi. Come dici tu: incasinato).
Fa’ finta che io non sia mai esistita. E’ più facile per entrambi (si fa per dire… già mi vedo a strafogarmi di Nutella per consolarmi).
Oh, quel pomeriggio lontano… Dio quanto l’avevo desiderato. Quel pomeriggio quando tu sei venuto qui, in questo paese di bigotti e puttane. Oh, eri la cosa più bella che avevo visto quel giorno. Lo splendore che solo un uomo può darmi. Mi si inaridisce la gola al pensare solo a come mi hai stretta, a dove mi hai morsa (a proposito, ancora mi fanno male!). Non ce la faccio ad andare avanti di ricordi di momenti rari passati insieme.
Ci sono frammenti di vissuto che sono talmente belli da sconfinare nei colori sgargianti dei sogni.
Quanto mi hai fatta ridere.
Quanto mi hai eccitata.
Quanto avrei voluto farlo.
Non ci sarà una seconda volta.
E sappilo: non è solo colpa mia se questo è successo. â€

 

Cibo e sesso

Le prestazioni  si migliorano anche secondo il cibo assunto. Un giusto e sano equilibrio alimentare aumenta non solo il desiderio ma anche e sopratutto le prestazioni.

Quale può essere una corretta alimentazione per migliorare le prestazioni ed il rapporto col partner?

Evitare completamente l’assunzione di cibi grassi e pesanti  prima di andare a dormire o di andare a letto, l’accumulo di grassi rallenterà le prestazioni maschili, infatti questi cibi ed i loro grassi saturi, influiscono sulla pressione sanguigna e quindi sull’erezione dell’uomo.

Evitare di assumere troppi alcolici perchè, anche se un bicchiere fà aumentare la voglia, l’eccedere causa sonnolenza e di conseguenza un calo delle forze.

Prima di fare l’amore prediligere i carboidrati del pane e della pasta.

Altri alimenti che aiutano a migliorare le prestazioni sono quelli ricchi di ferro come le carni rosse e le uova.




In una ipotetica “dieta” sarà necessario inserire molti pesci azzurri come losgombro e le sardine, ricchi di Omega-3, miglioreranno la pressione sanguigna ed aumenteranno la sensibilità della pelle.

 

 

Senza dimenticare che  una cena a base di pesce, pollo o tofu, che innalzano il livello degli ormoni, potrete garantire al partner una notte di fuocoe prestazioni da manuale.

Fondamentale poi,  assumere anche dello zinco, che si trova nel pane, nelle ostriche e nelle carni rosse perchè è provato che aumenta la virilità dell’uomo.

 

 

Importante poi è avere sempre del dolce dicioccolato fondente la feniletilamina contenuta nel cioccolato libera le stesse endorfine rilasciate dall’attività e fa aumentare l’attrazione.

Ovvero chi mangia almeno uncubetto di cioccolato fondente al giorno vede migliorare le proprie prestazioni, il desiderio e tutto il resto!

 

Identità celata dalle bugie?

Si, che le bugie abbiano le gambe corte era abbastanza risaputo, ma allora perchè la gente continua a mentire?

Vivere attraverso la nostra identità, vuol dire aver bisogno di coerenza, come di consapevolezza nei confronti della vita, dando a questa un significato; si vive attraverso la costruzione di relazioni significative con le altre persone, portandole avanti attraverso contenuti e contesti specifici, questi sono gli elementi fondamentali per la costruzione di un identità

Ma cosa succede quando si comincia a mentire riguardo quello che ci succede? Se cominciamo a mentire agli altri sulle nostre aspettative, sulle nostre passioni, sul nostro modo di essere, sulle nostre relazioni con le persone, allora, cosa ne è della nostra identità? 

Noi siamo, "noi stessi" o quello che raccontiamo di noi?

Francesca 

 

 

Ǭui Ama† Curri†, Vola†, Lae†a†ur

 

 

- No, non lo è -

 

- Sì che lo è! E' bellissima! E' bella nel senso più profondo del termine! Ha la bellezza delle querce secolari, dei tuoni e delle saette sfolgoranti, di un assedio rinascimentale a colpi di cannone e di uno medievale con i trabucchi a far da padroni; è bella come solo le burrasche viste dal guardiano del faro possono essere, come uno strapiombo ad un centimetro dai piedi, come uno stormo di rondini africane in volo; è magnifica perché divora i libri, perché ha  amplessi col cibo e perché legge gli umani. E' amabile perché non piange se non quand'è sola e perché bombarda di atroci verità, senza controllo, senza remore, perché non le passa neanche per la testa di sparlare. La adoro, la amo, eppure la aborrisco. La odio perché ha smontato le mie congetture romantiche in modo spregevole, la odio perché anche se le porterò via la casa, gli amici, l'amore e la vita non le potrò mai togliere la fede. La odio perché brucia, e bruciando mi arde, e bruciando brilla di luce propria. La odio perché opera più stregonerie della farsalica Erichto, la odio perché è più sfuggente di un'ariostesca Angelica, la odio perché è più affascinante di un Lord Byron. La aborrisco perché è più miracolosa di Beatrice e di Araceli messe assieme. La detesto. La amo. E la aborrisco -
- Amico, tu hai bisogno di un hobby -
- E' lei, il mio hobby, amico! Non l'hai ancora capito? -

 

Daemon si alzò, come ridestata da un sogno. Non disse nulla, il suo volto era come il solito, con gli occhi di diamante freddi come sempre.
- Personalmente, non mi sacrificherei mai per qualcun altro, sia esso mio fratello (che tra l' altro non ho) o mia madre. Tu che dici, mora?- disse rivolgendosi a Kimeirah.
Era tornata la Daemon di sempre, altezzosa, permalosa, arrogante e superba.
D'altronde, il ruolo di Regina benevola non le si addiceva. Solo gli dèi sapevano come fosse riuscita a cancellare tutto quel tumulto di emozioni che la invadevano poco prima. Aveva notato il cambiamento di colei che reputava un' amica: Kimeirah. Però non le disse niente. Un' altra cosa per cui differivano umani e demoni: gli esseri infernali non si facevano mai troppe domande. A loro non interssava il perchè il mondo fosse stato creato, e tutte quelle domande sul senso della vita, per cui alla Sovrana non interessava il motivo per cui la compagna fosse cambiata. Anzi, probabilmente sarebbe stata proprio lei a chiederle se avesse notato il suo cambiamento.
Oh scellerata regina capricciosa. Oh divina insolente.
"Io credo che sia l'odio sia l'amore, siano essi portati ad estreme conseguenze, nobilitino l'animo agli occhi degli uomini, agli occhi degli dei, e al nostro stesso sguardo. Quindi un sacrificio, per una persona che si ama, essendo l'estremo atto di un amore fortissimo, per me è così valido, così puro, così solenne, da poterlo chiamare "divenire un dio". Stai parlando di sacrificio con un'estremista, regina. La domanda era meglio porla ad una persona comune". E Kimeirah sorrise, benevola come prima, fissando il volto immortale di quella bellezza sconfinata e selvaggia, incorniciata dai capelli rosso sangue.
Oh fuoco d'Inferno. Oh fiamme del castigo.

Mi sono innamorata. Di una cosa. Di qualcosa di così prorompente che ha investito la cassa cranica fino a invadere nei meandri più oscuri il mio emisfero destro e quello sinistro. Entrambi.
Ho concentrato la mia razionalità sulla ricerca di nozioni, di scienza, di invenzioni, di armi, di corazze, così presa dall'estenuante desiderio di fare la mia parte, di contribuire al bestiario di questo lavoro multiforme. Ho concentrato la mia creatività per plasmare situazioni, persone, luoghi, motti, lingue, volti, sguardi, gesti, menti, carne, sangue. Morti.
Poi la sua prepotenza mi ha aggredita anche in senso negativo. E' stato un fuoco che ben poco aveva in comune con quello in cui Mosè aveva sanato le piaghe della mano. E' stato dirompente, corrosivo, inestinguibile.
Mi sono ustionata.
Non tornerò incontro a quelle fiamme solo per essere consumata ancora, per quanto la loro luce avrà sempre un colore troppo caldo, intenso, materno da poter distogliere lo sguardo.

 

Muffin cioccolato e burro di arachidi

Tra poco sarà la festa della mamma, e quale regalo migliore di un bel dolce da condividere tutti insieme, potete fargli??? Ecco una deliziosa, e semplicissima ricetta che potete fare in pochissimo tempo!

ingredienti per 4 persone per i muffin al burro di arachidi!

 

75 g di burro
130 g di burri di arachidi
50 g di zucchero
2 uova
165 g di burro di canna
150 ml di latte
220 g di farina
30 g di cacao
1 cucchiaio e 1/2 di lievito
1/2 cucchiaino di bicarbonato
sale
1 fialetta di vanillina
150 g di gocce di cioccolato

Sciogliere il burro nel mic

roonde, mescolarlo con il burro di arachidi e lo zucchero bianco.
Poi unire le uova, lo zucchero di canna, il latte e mescolare bene.
A parte miscelare la farina con il cacao, il lievito, il bicarbonato e il pizzico di sale.
Unire i due composti, aggiungere la vaniglia e le gocce di cioccolato.
Mescolare bene e poi versare l'impasto nei pirottini.
Cuocere in forno a 190° per 20/25’.

 

Eventualmente, se non avete lo zucchero di canna, potete utilizzare solamente quello bianco, ma diminuendo di una decina di grammi la quantità!



Siete   celiaci   ? Bene, per voi stessa rice tta, diversa farina!!! Al posto della farina che comunemente usiamo in cucina, provate ad utiliazzare la farina di polenta! Esiste di due tipi, a grani grandi "BRAMATA! e a grani fini"FIORETTO", potete utilizzarle entrambe, certo quella più fine, è quella che più si avvicina alla farina tradizionale!

 

Francesca.

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